La storia

PREISTORIA MONTEBALDINA ED EPOCA ROMANA

La vallata caprinese fu un tempo coperta da un mare interno e, più tardi, da un lago prealpino alimentato dalle acque e dal ghiacciaio dell'Adige, che si indirizzava verso il Garda.
Quando l'erosione e la pressione aprirono un varco alla "Chiusa", tra gli attuali Ceraino e Gaium, l'Adige deviò il suo corso verso Verona ed i fianchi ed il fondale del lago intermorenico vennero ricoperti da una verde e fitta boscaglia.
Le prime dimore umane nei pressi dell'attuale Caprino furono le grotte di Val Vecchia, di Valmenon, i Covoli della Creta, di Cengia Rossa, della Striscia e del Santo.

 

Reperti
Frecce ed asce dell'età del bronzo
Reperti

Col passare dei secoli e l'arrivo della popolazione dei Reti (i Cauri), sorsero sui rilievi i villaggi fortificati o "Castellieri" di Pradonego, la Motta, San Michele, Terre Rosse e Frati (il sito dell'attuale Ospedale), uniti da una intricata rete di sentieri, i "roi".
Verso la fine del V secolo a.C. giunsero alcune popolazioni etrusche (travolte dai Celti che avevano invaso la Pianura Padana) e, non molto tempo dopo, i Galli Cenomani ed i Boi.
Nell'89 a.C. arrivarono i Romani per "punire le scorrerie che i Nativi facevano nell'agro veronese". Trovarono però una resistenza accanita e solo nel 16 a.C. poterono considerarsi padroni della zona. Riedificato "Caurin" (Caprino), lo valorizzarono come capoluogo montebaldino e centro di raccolta e di lavorazione del ferro che avevano trovato a Ferrara di Monte Baldo.
Roma impone per alcuni secoli il suo dominio; ne sono testimonianza il tracciato di strade ancor oggi facilmente individuabile, specie nella piana caprinese, ed i numerosi reperti rinvenuti nella zona.
Tra questi il più importante è certamente il cippo che parla di un certo "Calpurnus mercator", mercante che controllava i traffici di pastori e contadini (che ora si trova sotto la "barchessa" di Palazzo Carlotti).

 

Cippo di Calpurnus Mercator

Cippo di Calpurnus Mercator

La piana è in questo periodo tutta coltivata a cereali, viti ed ulivi; gli insediamenti abitativi sono posti ai piedi delle colline. Per la sua posizione ai piedi del monte Baldo ed allo sbocco della valle dell'Adige è comunque un'ambita e facile preda della popolazioni "barbare" provenienti da nord.

ETA' MEDIOEVALE

Caduta infatti la potenza romana, la vallata viene invasa da Eruli, Goti, Longobardi e Franchi.
Il dominio longobardo ha inizio a metà del 500 con Alboino: reperto significativo del periodo è il rudimentale "sarcofago di Campasso" (a pochi km da Caprino) che reca scolpita una croce di stampo longobardo.
In quegli anni si formano alcune "Curtes" (con lo scopo di salvaguardare l'economia contadina e pastorale) e poi il "Contado", che passa alle dirette dipendenze di un "Signore" talvolta dispotico e tiranno. Gli antichi "castellieri" riacquistano importanza, specie verso la fine dell'800, in seguito alle invasioni degli Ungari.
Le colline di Caprino, Pesina, Pazzon, Lubiara diventano centri fortificati dove la popolazione si rifugia nei momenti di pericolo; a ciò si aggiunge la tendenza a fuggire i fondovalle resi insicuri dagli straripamenti dei "progni" (torrenti). La piana del torrente Tasso in questo periodo conosce pertanto l'abbandono.

I LIBERI COMUNI

Intorno all'anno 1000, tutta la zona è incorporata nella "Marca Veronensis" del Duca di Baviera. Solo nel 1193 il Comune di Verona riscatta il territorio caprinese dal dominio di Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa. Si intensificano in tal modo gli scambi commerciali tra città e campagna ed a questa ripresa economica è collegato il moltiplicarsi delle "comunità" (Caprino, Pesina, Boi, Ceredello, Lubiara), ognuna con la propria autonomia amministrativa.
Attorno ad ogni sede comunale sorgono nuovi nuclei insediativi dislocati o nella fascia collinare che domina la piana (Berra, Montecchio) o presso sorgenti (Pazzon, Porcino, Braga, Vilmezzano) o in zone più elevate ai margini dei pascoli montani (Pradonego).
Dalla metà del 1200 alla fine del 1300, Caprino è alle dipendenze degli Scaligeri, signori di Verona, che concedono l'intera vallata in feudo ai signori Dal Verme prima ed ai Malaspina in seguito.

LA DOMINAZIONE VENEZIANA

Agli inizi del 1400 Caprino entra a far parte della Repubblica Veneta e vi rimarrà per ben 4 secoli. Sotto il governo della Serenissima gran parte del territorio viene diviso ed acquistato da famiglie nobili; ricordiamo in particolare tra le molte: Negrelli, Malaspina, Brenzoni, Nichesola, Carlotti, Gaiter, Zuccalmaglio. Esse si insediano nella piana o nella bassa collina ove costruiscono le loro splendide ville che ancora oggi possiamo ammirare.
Sulla fascia collinare più alta si collocano invece le famiglie del ceto borghese che danno notevole impulso all'agricoltura: il paesaggio cambia quindi aspetto con il progressivo espandersi delle aree coltivate a scapito delle macchie boschive e con la canalizzazione del torrente Tasso.
Il 1600 è il secolo dell'immobilismo e della crisi ed è caratterizzato da terribili siccità e da una violenta epidemia di peste che nel 1630 decima la popolazione dell'intera vallata. La violenza del contagio si può ben capire dalle impressionanti cifre dei morti: 840 a Caprino su 1448 abitanti, 150 a Ceredello su 250, 256 a Lubiara su 447, 807 a Pesina su 1105, quasi tutti portati nel lazzaretto a Valdoneghe di sopra e seppelliti nel "Campo della morte", vicino all'attuale chiesetta di Ceredello.
Durante il 1700, accanto ad agricoltori e pastori, vanno acquistando importanza i commercianti e gli artigiani ed a conferma di ciò la Serenissima Repubblica Veneta, nel 1786, concede un mercato settimanale il sabato (che si tiene ancor oggi). Caprino diventa il centro più importante, anche se, dal punto di vista amministrativo, esistono ancora le vecchie divisioni comunali. E' in questo secolo che nascono alcune attività artigianali destinate a durare fino a pochi anni orsono. E' il caso dei mugnai (i mulini ad acqua di Valsecca e Caiar, ancor oggi ben visibili), dei fabbri ferrai (a Vilmezzano si conserva tuttora un maglio idraulico), degli spremitori di olive (frantoi a trazione animale di Montecchio e della Berra; attività del resto ancora presente sul territorio), dei laterizi (le fornaci di Porcino che producevano un "coppo" famoso), di estrazione del marmo (cave di Lubiara e Gamberon - attività attualmente in grande ripresa - che peraltro hanno reso famoso Caprino in tutto il mondo).
 

L'INVASIONE NAPOLEONICA E IL DOMINIO AUSTRIACO

Il 31 maggio 1796, le truppe di Napoleone Bonaparte, inseguendo gli Austriaci, giungono nella valle di Caprino: il leone di Venezia è così abbattuto dalle truppe francesi che, dopo la battaglia di Rivoli (14-15 gennaio 1797, combattuta nella nostra zona) domineranno con alterne vicende sull'intera vallata. Le riforme amministrative di Napoleone faranno scomparire le quattro comunità di Caprino, Ceredello, Lubiara e Pesina già nel luglio del 1801, facendo diventare Caprino il centro amministrativo e giuridico del territorio e, con la successiva riforma del giugno 1805, addirittura capo di un Cantone che comprende anche Ferrara di monte Baldo, Rivoli, Brentino, Belluno Veronese, Lazise, Bardolino, Garda, Torri del Benaco, Castelletto, Brenzone e Malcesine.
Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo ed il successivo Congresso di Vienna (1815), al giogo francese succede quello austriaco con un regime che, sebbene poliziesco, favorisce la rinascita economica.
Nelle lotte per l'Unità d'Italia i Valligiani non si mostrano secondi a nessuno. La I Guerra d'Indipendenza (1848-49) si svolge anche sulle pendici del Baldo, con decisa partecipazione patriottica della popolazione. Alla II Guerra d'Indipendenza (1859) i volontari caprinesi sono sei. Altrettanti partecipano alla Spedizione dei mille (1860) e alla III Guerra d'Indipendenza (1866). Unica vittima il garibaldino Giuseppe Rota. Il 21-22 ottobre 1866 nella Sala della Canonica ha luogo il Plebiscito che sancisce l'unione del Veneto e quindi del territorio veronese e della nostra zona al nuovo Stato Italiano. Il passaggio all'Italia da poco unificata non produce comunque gli effetti sperati, ma anzi accentua una crisi già in atto che porterà parte della popolazione ad emigrare verso la Germania, il Belgio ed infine le Americhe alla ricerca di nuovi sbocchi occupazionali (ed ancor oggi esistono intere "comunità" di ex-caprinesi nelle Americhe).

IL NUOVO STATO ITALIANO

Dal punto di vista amministrativo tuttavia Caprino diventa un centro sempre più importante. Agli anni a cavallo fra i due secoli risale infatti la realizzazione di molte opere pubbliche: costruzione di lavatoi pubblici, di edifici scolastici, dell'acquedotto, ampliamento delle strade, inaugurazione della linea ferroviaria Verona-Caprino-Garda (1889), messa in funzione di una centrale elettrica (1910).
Durante la prima guerra mondiale (1915-18) Caprino costituisce il fulcro delle retrovie del fronte bellico che corre a pochissimi chilometri di distanza: edifici civili vengono così trasformati in caserme e si costruisce la strada "Graziani" (dal nome del famoso generale dell'epoca) per rifornire le postazioni sul Baldo e per i collegamenti con Avio in Valdadige; l'arteria rappresenta ancor oggi la principale via di passaggio lungo le pendici del monte Baldo collegando il caprinese con il Trentino.
Nello spazio fra le due guerre mondiali Caprino non subisce grosse trasformazioni. Continua il processo di appropriazione di terre da parte dei ceti borghesi in seguito alle ultime vendite delle vecchie proprietà nobiliari.

LA RESISTENZA

Durante la seconda guerra mondiale i Tedeschi occupano Caprino (9 settembre 1943) e subito dopo la Guardia Nazionale Repubblicana prende dimora nella Casa del Fascio (ex Cinema Sociale, ora sede INPS).
Nasce quindi la Resistenza: nei pressi del forte di Naole si forma la brigata d'assalto garibaldina "Vittorio Avesani" ed un cippo ricorda i combattimenti ed i caduti proprio in quella zona. Il 1944 è segnato dai rastrellamenti dei nazi-fascisti in alcune frazioni e dal bombardamento della ferrovia Verona-Caprino. Il 28 gennaio 1945 Gaon, Rubiana, Vilmezzano sono investite da un rastrellamento che causa tre morti e razzia di generi alimentari, bestiame e vestiario.
Il 25 aprile 1945 i partigiani assaltano Caprino e mettono in fuga i Tedeschi; due giorni dopo arrivano gli Alleati.

IL DOPOGUERRA

Il dopoguerra risente della grave crisi nazionale ed un massiccio esodo di popolazione interessa soprattutto la fascia collinare più alta e più povera. Gli effetti più evidenti sono: l'abbandono dell'agricoltura, specie nella zona più alta, lo spopolamento di alcune contrade; lo spostamento, anche pendolare, verso i grossi centri della pianura.
Risalgono a questo periodo tuttavia anche una serie di opere: nel 1952 gli uffici comunali trovano sistemazione in Palazzo Carlotti, l'anno successivo l'Ospedale Civile di Caprino diventa una realtà; nel 1955 si costruisce il Cinema Teatro Nuovo, nel 1957 la ferrovia viene sostituita dagli autobus; nel 1959 si costruisce la nuova scuola media "mons. Luigi Gaiter".
Negli anni '60 nascono gli edifici scolastici di Pesina e di Pazzon; nel 1972 Villa Spada diventa "Casa di Riposo per anziani", nello stesso anno prende vita la Biblioteca comunale.
Negli anni '70 e '80 Caprino non conosce comunque, come i paesi limitrofi, nè processi di industrializzazione veloce (tramutatisi in seguito in altrettanto veloci crisi produttive), nè fenomeni di massiccio sviluppo commerciale.
La sua amena posizione nella vallata e la sua più antica tradizione gli permettono invece di continuare ad essere un centro di servizi sovracomunali, una splendida zona residenziale ed un centro turistico, da valorizzare, che ha enormi possibilità di sviluppo autonomo.

 
 

Il mercato del sabato
Mercato del sabato
Alcune immagini del mercato del sabato nel centro di Caprino

Caprino e il lago di Garda
Panoramica della piana di Caprino con il lago di Garda sullo sfondo.